Grafica del blog di Asso360 sul deposito del bilancio degli ETS al RUNTS, con l'immagine di un bilancio contabile e una calcolatrice.

Deposito del Bilancio per ETS: cosa verificare prima di effettuare il deposito

8 Giugno 2026

Categoria: Blog

Con la scadenza del 29 giugno 2026 che si avvicina rapidamente, gli Enti del Terzo Settore sono chiamati a fare i conti, nel senso più letterale del termine, con uno degli adempimenti più delicati dell’anno: il deposito del bilancio al RUNTS. La norma prevede che questo avvenga entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio, e quest’anno la data limite è proprio il 29 giugno.
La buona notizia è che la maggior parte degli errori che vengono riscontrati in questa fase non dipende da questioni tecniche particolarmente complesse. Si tratta spesso di disattenzioni operative o di un utilizzo non del tutto consapevole dei modelli ministeriali. Conoscerli in anticipo è il modo migliore per evitarli.

Il punto di partenza: scegliere il modello di bilancio corretto

Sembra un’operazione banale, ma la scelta del modello di bilancio è uno degli aspetti su cui molti enti inciampano. Capita frequentemente che organizzazioni che hanno superato i limiti previsti per il rendiconto per cassa continuino ad adottare il Modello D, quando invece dovrebbero passare al bilancio per competenza. Il riferimento normativo è l’art. 13 del D.Lgs. 117/2017, che disciplina esattamente questi limiti.
Allo stesso modo è importante verificare la corretta indicazione della denominazione dell’ente e dell’esercizio di riferimento sul modello. Un errore del genere può sembrare un semplice refuso, ma crea disallineamenti che complicano le verifiche successive.

La coerenza tra modello B e modello C

Uno degli errori più diffusi riguarda la mancata coerenza tra i dati contabili esposti nel Modello B (il rendiconto gestionale) e le informazioni descrittive contenute nel Modello C, ovvero la relazione di missione. Questi due documenti devono parlarsi: il Modello C deve spiegare e integrare quanto emerge dal Modello B, non limitarsi a ripeterlo o, ancor peggio, contraddirlo.
Collegato a questo, c’è il problema della relazione di missione redatta in modo superficiale. Descrizioni standardizzate, copia-incolla da anni precedenti, assenza di riferimenti concreti all’attività svolta nell’anno: sono tutti segnali di una relazione che non assolve al suo scopo. Spesso vengono anche omesse intere sezioni, che pure sono obbligatorie.

Classificare correttamente le voci nelle aree gestionali

Un’altra criticità ricorrente riguarda la classificazione delle operazioni nelle diverse sezioni del rendiconto. E’ importante accertarsi cioè, prima di inserire una voce, a quale area gestionale appartenga: si tratta di un’attività di interesse generale? Di un’attività diversa? Di raccolta fondi? Di un’attività finanziaria e patrimoniale? O di supporto generale?

Confondere queste categorie genera un bilancio che non rappresenta fedelmente l’attività dell’ente.

I dati comparativi con l’esercizio precedente

Non compilare la colonna relativa all’esercizio precedente è un errore frequente e sottovalutato. La presenza del dato comparativo tra l’esercizio corrente (Es. t) e quello precedente (Es. t-1) non è un mero formalismo burocratico: serve a dare contesto e leggibilità al bilancio. Fanno eccezione due casi specifici: gli enti appena costituiti al loro primo bilancio o appena iscritti al RUNTS, e gli enti che nell’anno precedente hanno adottato un modello diverso (ad esempio il passaggio dal Modello D al Modello B, o viceversa). In questi casi non è necessario quindi riportare i dati dell’esercizio precedente.

Attenzioni specifiche per chi usa il Modello D

Gli enti che predispongono il rendiconto in Modello D hanno alcune verifiche specifiche da fare.

  • Sul fronte delle attività diverse, è necessario controllare la previsione statutaria o la delibera dell’organo direttivo e accertarsi del rispetto dei limiti previsti dal D.M. 107/2021, con relativa annotazione in calce al bilancio.
  • Per quanto riguarda le attività di raccolta fondi, se è presente la voce relativa alle raccolte occasionali (C2), occorre garantire la coerenza tra i numeri inseriti nel Modello D e i rendiconti specifici di ciascun evento — che devono essere allegati al bilancio utilizzando l’apposita modulistica ministeriale.
  • Infine, se l’ente ha indicato valori figurativi (come la valorizzazione dell’attività dei volontari), è necessario che questi siano determinati secondo criteri e calcoli specifici, e che tali criteri siano esplicitati in calce al rendiconto (modello D) o nella relazione di missione.

La quadratura della liquidità

È forse l’errore più controllato dagli uffici RUNTS: la corretta quadratura dei dati della liquidità. Il meccanismo è semplice: il saldo finale della liquidità (cassa e conti bancario) dell’esercizio precedente, sommato all’avanzo dell’anno corrente (o sottratto dal disavanzo), deve coincidere con il totale della liquidità dell’esercizio corrente. Se i conti non tornano, arriveranno richieste di chiarimento.
Strettamente collegata a questo punto è la coerenza tra esercizi: i dati dell’esercizio precedente riportati nel bilancio attuale devono coincidere esattamente con quelli depositati l’anno scorso. Un disallineamento è facilmente verificabile dagli uffici RUNTS e rappresenta una criticità tutt’altro che trascurabile.

Gli errori nella fase di deposito sulla piattaforma RUNTS

Anche quando il bilancio è correttamente predisposto, possono nascere problemi nella fase operativa di deposito. Gli errori più comuni riguardano l’omissione di allegati obbligatori — su tutti, la relazione dell’organo di controllo — oppure il mancato deposito dei rendiconti delle raccolte fondi occasionali come parte integrante del Modello D. Da non dimenticare, per le fondazioni ETS, l’obbligo introdotto dal D.M. 2/2026 di allegare la delibera di approvazione del bilancio.

Il deposito del bilancio è un adempimento che richiede attenzione e metodo. Dedicare il giusto tempo alla verifica preliminare di questi aspetti significa arrivare alla scadenza del 29 giugno con la tranquillità di aver fatto le cose per bene — e senza rischiare richieste di chiarimento o integrazioni da parte degli uffici RUNTS.

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