
Premi sportivi 2026: tutto quello che ASD e SSD devono sapere
L’entrata a regime della Riforma dello Sport (D.Lgs. 36/2021) ha segnato una linea di demarcazione netta rispetto al passato. Se fino a pochi anni fa la gestione dei rimborsi e dei riconoscimenti economici era caratterizzata da una certa flessibilità, il 2026 si prospetta come l’anno del definitivo consolidamento delle nuove norme.
Per le Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD) e le Società Sportive Dilettantistiche (SSD), comprendere come erogare correttamente i premi sportivi è fondamentale per evitare sanzioni e garantire una gestione trasparente dei propri atleti e collaboratori.
Cosa si intende per premio per sportivi nel nuovo regime?
Prima di analizzare le scadenze del 2026, è necessario chiarire la definizione giuridica. Il premio per sportivi non deve essere confuso con il compenso per l’attività lavorativa.
Secondo la normativa vigente, i premi sono somme erogate come riconoscimento per il risultato ottenuto in una competizione sportiva (es. un podio, una vittoria di un torneo). Non sono legati a una prestazione d’opera o a un contratto di lavoro, ma esclusivamente al merito agonistico.
Premi sportivi 2026: le novità sulla tassazione
A partire dal 1° luglio 2023, e con una transizione che troverà piena applicazione nel 2026, il trattamento fiscale dei premi è cambiato radicalmente. Ecco i punti chiave:
- Ritenuta alla fonte: Sui premi sportivi erogati ad atleti e tecnici nel settore dilettantistico si applica una ritenuta a titolo d’imposta del 20%.
- Soglia di esenzione: A differenza dei vecchi “compensi sportivi” (che godevano della soglia di 10.000€ ormai superata dalla riforma), i premi legati ai risultati sono soggetti a tassazione sin dal primo euro, a meno che non rientrino in specifiche casistiche di modico valore previste dai regolamenti.
- Esclusione dalla base imponibile previdenziale: Un aspetto positivo per le ASD e SSD è che i premi legati ai risultati agonistici non sono soggetti a contribuzione INPS (Gestione Separata), poiché non costituiscono reddito da lavoro ma “redditi diversi”.
La differenza tra premi e compensi per il 2026
Un errore comune che molte società rischiano di commettere nel 2026 è quello di mascherare i compensi per il lavoro sportivo sotto forma di premi.
- Il premio per sportivi è aleatorio e legato al piazzamento.
- Il compenso è fisso o variabile in base al tempo/impegno ed è regolato da un contratto di lavoro sportivo (co.co.co o autonomo).
Dal 2026, i controlli dell’Ispettorato del Lavoro e dell’Agenzia delle Entrate saranno ancora più stringenti su questo punto. Se un “premio” viene erogato mensilmente indipendentemente dai risultati, verrà riqualificato come compenso, comportando l’obbligo di versamento dei contributi previdenziali e delle ritenute IRPEF ordinarie.
Obblighi comunicativi per ASD e SSD
Per il 2026, la gestione dei premi sportivi richiede una precisa documentazione amministrativa. Anche se il premio non è un compenso da lavoro, l’ente erogatore (ASD/SSD) deve:
- Certificare la somma erogata tramite la Certificazione Unica (CU) entro le scadenze previste per l’anno fiscale.
- Versare la ritenuta del 20% tramite modello F24 entro il giorno 16 del mese successivo all’erogazione.
- Verificare che il premio sia effettivamente previsto dal regolamento della Federazione o dell’Ente di Promozione Sportiva di appartenenza.
Conclusioni: prepararsi alle sfide del 2026
Il passaggio al 2026 rappresenta la fine del periodo di “assestamento” della Riforma dello Sport. Le ASD e SSD devono dotarsi di strumenti gestionali evoluti per monitorare ogni premio per sportivi erogato, assicurandosi che la natura del pagamento sia coerente con i risultati agonistici.
La corretta distinzione tra premi e compensi non è solo un obbligo fiscale, ma una tutela per la sopravvivenza stessa della società sportiva, che può così ottimizzare il carico fiscale e proteggere i propri tesserati.
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