Guardia di finanza in una associazione sportiva. (Belluno)

23 Giugno 2026

Categoria: Blog

La Guardia di Finanza ha scoperto che una sedicente associazione sportiva dilettantistica operava, di fatto, come un’attività commerciale, gestendo un bar, una tavola calda e tre slot machine, senza adempiere agli obblighi fiscali previsti dalla legge.

La Guardia di finanza e l’Agenzia delle entrate è spesso intervenuta in casi analoghi di associazioni sportive che, avvantaggiandosi del regime fiscale di favore della Legge 398/1991 compiono in realtà attività commerciali classiche. Il caso apparso alla cronaca è di una ASD a Belluno.

Le irregolarità contestate

Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, l’ente non rispettava le prescrizioni previste dalla normativa fiscale per l’esercizio di un’attività commerciale. In particolare:

  •  svolgeva un’attività di somministrazione di alimenti e bevande aperta a chiunque;
  •  gestiva anche tre slot machine, percependo ulteriori entrate;
  •  non aveva richiesto la partita Iva
  • non teneva le scritture contabili obbligatorie;
  •  non aveva installato il registratore telematico;
  • non presentava le dichiarazioni fiscali relative a imposte dirette, Iva e Irap.

Per gli investigatori, l’associazione operava quindi, di fatto, come un’impresa commerciale, beneficiando però del regime agevolato riservato agli enti sportivi dilettantistici.

Come si è arrivati alla scoperta dell’illecito

L’indagine è stata condotta attraverso un’attività di controllo approfondita. I finanzieri hanno consultato le banche dati a disposizione del Corpo, acquisito informazioni dai fornitori dell’associazione mediante appositi questionari e sviluppato un mirato scambio informativo con l’Agenzia delle Entrate.

L’incrocio dei dati raccolti ha consentito di ricostruire la reale dimensione economica dell’attività svolta e di dimostrare che l’associazione non svolgeva prevalentemente attività istituzionali, bensì un’attività commerciale vera e propria.

Le somme recuperate

L’indagine ha consentito di accertare:

  • circa 130 mila euro di redditi non dichiarati ai fini delle imposte dirette;
  • oltre 10 mila euro di maggiore Iva dovuta.

L’esito dell’attività ispettiva ha permesso all’Agenzia delle Entrate di emettere gli avvisi di accertamento in tempi rapidi. Il contribuente, inoltre, ha manifestato l’intenzione di aderire al verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza.

L’intervento conferma l’impegno della Guardia di Finanza nel contrastare l’utilizzo improprio della veste associativa e le situazioni in cui enti formalmente senza scopo di lucro vengono utilizzati per svolgere attività commerciali in evasione d’imposta.

Le conseguenze

L’esito dell’attività ispettiva ha consentito all’Agenzia delle Entrate di emettere in tempi rapidi gli avvisi di accertamento relativi alle violazioni contestate. Il contribuente, inoltre, ha manifestato l’intenzione di aderire al verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza, avviando così il percorso di definizione delle contestazioni fiscali.

Il significato dell’operazione

L’operazione rappresenta un ulteriore esempio dell’attività di contrasto all’economia sommersa e all’evasione fiscale svolta dalla Guardia di Finanza e richiama l’attenzione sul corretto utilizzo della forma associativa. Le agevolazioni previste per le associazioni sportive dilettantistiche possono infatti essere riconosciute solo quando l’attività svolta è realmente conforme alle finalità istituzionali e non quando l’ente opera, nella sostanza, come un’attività commerciale.

Ecco un esempio puramente illustrativo di recupero fiscale nei confronti di una ASD che perde i benefici della Legge 398/1991 e alla quale vengono contestati 100.000 euro di ricavi commerciali non dichiarati.

La Guardia di Finanza accerta che l’ASD:

ha svolto attività commerciale prevalente;
non aveva i requisiti per applicare il regime agevolato della Legge 398/1991;
ha conseguito 100.000 euro di ricavi commerciali.

Di conseguenza, l’associazione viene considerata un soggetto commerciale ordinario.

1. Recupero delle imposte dirette (IRES)

Se l’Agenzia delle Entrate non riconosce costi deducibili documentati, il reddito imponibile può coincidere con l’intero importo dei ricavi:

Ricavi accertati: 100.000 euro
Reddito imponibile: 100.000 euro
IRES (24%): 24.000 euro

2. Recupero IVA

Supponendo che i 100.000 euro derivino da somministrazione di alimenti e bevande con aliquota IVA del 22% e che gli importi siano stati incassati “in nero”:

Imponibile: circa 81.967 euro
IVA dovuta: circa 18.033 euro

3. IRAP

Se viene contestata anche l’IRAP:

Base imponibile: 100.000 euro
Aliquota ordinaria del 3,9%: 3.900 euro

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