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Con i tre Decreti Legislativi approvati il 12 maggio scorso dal Consiglio dei Ministri Riformare il Terzo Settore.

Attraverso regole e agevolazioni mirate si a favorirne lo sviluppo ma anche stabilendo norme che evitino abusi e appropriazioni indebite, come la cronaca giudiziaria ha più volte dimostrato.

Vediamo quali sono i tre decreti legislativi approvati dal Consiglio dei Ministri e in cosa consistono le novità principali che interessano le aziende e gli operatori del settore.

Riordino degli enti del terzo settore

Innanzitutto, attraverso un nuovo Codice, viene rivista la definizione di enti del terzo settore (ETS), intesi come organizzazioni non profit impegnate nel volontariato e nella promozione sociale attraverso strutture filantropiche, di impresa sociale, comprese le cooperative, fondazioni e società di mutuo soccorso o qualunque altra attività associativa che persegua finalità di solidarietà e utilità sociale senza scopo di lucro.

Gli oltre 300.000 enti non profit presenti nel nostro paese generano il 4,3% del Prodotto interno lordo italiano ed era necessaria, come denunciato da molti da tempo, una riforma del settore in modo da mettere ordine in un contesto che ormai muove risorse per più di 60 miliardi di euro all’anno.

Un aspetto importante della nuova normativa riguarda l’obbligo alla trasparenza.

Gli enti del terzo settore avranno l’obbligo di pubblicare sul proprio sito internet il bilancio sociale compreso di tutte le fonti di ingresso delle risorse con cui sostengono la loro attività sociale o filantropica.

Sarà obbligatoria la pubblicazione degli eventuali compensi corrisposti ai membri dell’organizzazione, dagli amministratori ai normali associati. Vengono stabilite anche delle nuove norme che riguardano i lavoratori del terzo settore, i quali non potranno subire un trattamento economico e normativo inferiore a quanto stabilito nei contratti collettivi.

Criterio di Proporzionalità delle retribuzione

Il nuovo Codice del terzo settore stabilisce anche un criterio di proporzionalità della retribuzione dei lavoratori. In ogni ente la differenza retributiva tra lavoratori non potrà essere superiore ad un rapporto di uno a sei, rapporto che dovrà essere calcolato a partire dal valore della retribuzione annua in forma lorda. Infine il nuovo Codice prevede anche la costituzione di un Registro unico nazionale del terzo settore e soprattutto nuove norme, attese da tempo, mirate a stabilire criteri di distinzione tra attività commerciali e non commerciali degli enti non profit, da cui dipenderà ovviamente anche il regime di tassazione applicato.

Che succederà se Ricavi Commerciali > Istituzionali?

In sintesi, se i ricavi delle attività commerciali rappresentano una quota eccedente quella delle attività considerate non commerciali, allora la natura dell’ente si considererà di tipo commerciale e quindi verranno applicate le aliquote fiscali comuni a tutte le attività d’impresa.

Ad oggi la distinzione tra attività commerciali e non commerciali non è chiara e stabilita da norme precise e quindi si rendeva necessaria una normativa ad hoc che andasse a legiferare la materia in modo più preciso.

Le imprese sociali del terzo settore

Il Decreto che riguarda la nuova disciplina in materia di impresa sociale stabilisce delle regole ben precise sulle finalità che tali imprese devono perseguire, necessariamente di carattere solidaristico, civico o comunque di utilità pubblica.

La gestione deve rispondere a precisi criteri di trasparenza e responsabilità e deve prevedere un pieno coinvolgimento di tutti i soggetti interessati e facenti parte dell’organizzazione.

Il Decreto individua anche i campi di interesse delle imprese a carattere sociale, tra cui troviamo prestazioni sanitarie, cura, salvaguardia e manutenzione dell’ambiente, attività legate alla gestione del nostro patrimonio culturale e della protezione e salvaguardia del paesaggio, ricerca e formazione. A queste categorie si aggiungono altre attività di carattere sociale e solidale, come il commercio equo, le attività sportive di tipo dilettantistico e l’agricoltura sociale.

Un’importante voce del Decreto riguarda la quota sui ricavi complessivi generati dall’attività di impresa, che non potrà essere inferiore al 70%. Anche l’impresa sociale dovrà sottostare a regole mirate alla trasparenza dei bilanci, mediante la pubblicazione sul proprio sito internet di tutte le voci che lo compongono. A questo proposito verranno stabilite delle linee guida attraverso un Decreto del Ministero del Lavoro. Infine viene stabilito il diritto dei lavoratori di nomina di almeno un loro rappresentante nel consiglio di amministrazione nel caso in cui l’impresa sociale sia di grandi dimensioni.

Il Decreto sul cinque per mille

Il terzo Decreto varato dal Consiglio dei Ministri riguarda l’istituto del cinque per mille, di cui viene decisa la fase finale della riforma strutturale già avviata con la Legge di Stabilità 2015.

Rispetto al recente passato è presente un allargamento dei beneficiari del cinque per mille a tutti gli enti che risultano iscritti al Registro unico nazionale del terzo settore. Anche in questo caso vengono previste norme finalizzate ad una maggiore trasparenza riguardo le spese di gestione e le risorse erogate, che vanno giustificate e rese pubbliche. Nel caso in cui non venga rispettata la disciplina in materia di trasparenza il Decreto stabilisce anche una serie di misure sanzionatorie.

Il Social Bonus

A partire dal 2018 sarà disponibile un credito di imposta sulle donazioni in denaro, a favore delle società e degli enti del terzo settore, mirate al recupero di immobili pubblici non più utilizzati e alla valorizzazione dei beni sottratti alla criminalità organizzata. Il credito di imposta sarà del 65% per le persone fisiche, del 50% per le società.

 

 


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